interese...
----- Original Message -----
From: "Dante Chierico" <dantechier@...>
To: "esperantisti-italiani" <esperantisti-italiani@yahoogroups.com>
Sent: Wednesday, April 28, 2004 11:24 PM
Subject: [esperantisti-italiani] Importante articolo di Alberoni contro la
lingua egemone.
> Cari amici,
> abbiamo un alleato, si, Francesco Alberoni, perche'
> sostiene meta' delle nostre ragioni.
> L'altra meta' per introdurre l'esperanto in Europa possiamo sostenerle
noi.
> Diffondiamole sui giornali per poter influenzare gli elettori ed i
> futuri eletti.
> Nel parlamento europeo il 43% degli eurodepitati e' favorevole
> all'esperanto.
> Un altro piccolo impegno e l'esperanto fara' il suo ingresso ufficiale
> nelle Istituzioni europee.
>
> Leggete questo articolo che mi ha inviato Ranieri Clerici.
>
> Gxis
> Dante Chierico
>
> lunedì, 26 aprile, 2004
>
> PUBBLICO & PRIVATO
> Salvate l' italiano (e altre lingue) nella superbiblioteca
>
> Francesco Alberoni
>
> Sul Corriere della Sera di qualche giorno fa c' era la notizia che su
> Internet grandi motori di ricerca metteranno a nostra disposizione
> milioni di libri e ci si domandava se questo avrebbe comportato la
> scomparsa delle biblioteche a cui siamo abituati da secoli. E, quindi,
> anche del modo di leggere, di studiare, addirittura di pensare.
> Certamente, perlomeno in parte. Ma il vero grande pericolo di questa
> trasformazione mi sembra un altro: la distruzione del patrimonio scritto
> della maggior parte delle lingue esistenti. Perché chi crea la nuova
> immensa biblioteca destinata a sostituire nell' uso corrente tutte le
> altre, per quanto si proponga di fare una scelta ampia, la farà sempre
> estremamente limitata. Dovrà selezionare alcuni milioni di libri fra
> miliardi di documenti, pergamene, libri manoscritti o stampati usciti
> nelle più diverse lingue nel corso dei millenni che ora sono racchiusi
> nelle biblioteche di tutto il mondo. Chi farà la scelta? Quali criteri
> seguirà nel prendere e nello scartare? Alcune previsioni è facile farle.
> La storia è sempre stata scritta da chi ha il dominio politico,
> culturale e tecnologico. Egli ha imposto la sua lingua e la sua visione
> del mondo. Lo hanno fatto l' Egitto, la Cina, la Grecia, Roma, la
> Chiesa, i grandi Stati europei. Ma oggi chi deciderà cosa è importante
> leggere e che cosa non lo è? Coloro che dominano la cultura mondiale con
> la loro potenza e con la loro lingua: gli anglosassoni. La grande
> biblioteca universale nascerà inevitabilmente come nascerebbe la
> superbiblioteca di una superuniversità americana. Mettendo prima di
> tutto la produzione in inglese e poi quanto viene considerato importante
> dalle élites internazionali anglicizzate che dominano le università, le
> case editrici, le riviste che contano. Certo ci saranno anche libri
> romeni, albanesi, montenegrini, finlandesi o afghani, ma sempre scelti,
> filtrati da loro. Non se ne esce: la superbiblioteca elettronica sarà il
> corrispondente della Biblioteca di Alessandria che ha salvato la cultura
> antica ma, come ha dimostrato Jonas, grecizzandola. Questo e non altro è
> il pericolo. La perdita di tutto ciò che è diverso, deviante, non
> capito, non visto, rifiutato. Perciò io dico ai governi, agli studiosi
> di tutti i Paesi del mondo: per favore, salvate il vostro passato.
> Cercate del denaro, ricorrete alle fondazioni, fate accordi,
> ribellatevi, lottate per inserire nella grande biblioteca tutto ciò che
> potete del vostro patrimonio nazionale, nella lingua originale. Tutto,
> non solo quello che vi pare buono e quello che vi pare cattivo ora.
> Perché saranno gli storici, gli studiosi, gli uomini del futuro a
> decidere cosa era o non era importante. La Chiesa cattolica medioevale
> non avrebbe messo il Corano fra i libri da salvare e oggi gli
> integralisti islamici non vi metterebbero la Divina Commedia. Alcuni
> Paesi con una forte identità faranno questo sforzo: la Cina, Israele, la
> Francia, la Germania, alcuni Paesi islamici, ma mi domando se troveranno
> la stessa forza altri Paesi europei e non europei che già ora sono sul
> punto di rinunciare alla propria lingua a favore dell' inglese, che già
> ora stanno perdendo la propria storia e la propria identità.
> www.corriere.it/alberoni
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